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Pietro Cocco, una vita per la democrazia e la libertà - di Maurizio Orrù
   

L’intreccio tra la storia e la memoria , è una questione molto complessa sia per la storiografia contemporanea che per l’insegnamento. Oggigiorno si assiste ad una evoluzione ai temi della memoria e potrebbe essere l’istituzione scolastica , in assenza della trasmissione tradizionale familiare, a fornire ai giovani, metodi e strumenti per costruire una articolata memoria sociale e storica e quindi una concreta e fattiva identità collettiva e personale.
La memoria è una straordinaria fonte di storia, nel senso di racconti e testimonianze, di percorsi autobiografici e di tradizioni, che rappresentano elementi necessari per ricostruire particolari avvenimenti e contesti storici.
E’ necessario riappropriarsi della Storia, dei suoi personaggi e delle vicende che sono entrate prepotentemente nella memoria storica collettiva. A tale riguardo, bisogna annoverare la splendida figura di Pietro Cocco, che deve essere considerato un indimenticabile esempio di generosità, di umanità e di spirito democratico ed antifascista, che la Sardegna dovrebbe ulteriormente conoscere, citare ed usare.
Pietro Cocco è stato un mirabile personaggio nel complesso e multiforme movimento operaio della sinistra sarda, contribuendo con le sue analisi e contributi politici all’emancipazione degli umili e diseredati sardi. Qualche cenno biografico su Pietro Cocco può essere d’aiuto per capire.
Egli nasce ad Iglesias il 26 marzo 1917, da una famiglia povera (la mamma casalinga e il padre minatore). Inizialmente l’adolescenza di Pietro ha come denominatore comune la “Laveria Mameli” poi il duro lavoro in galleria a Campo Pisano. Furono anni di sacrifici e di duro lavoro, ma anche momenti di riflessione politica, democratica ed antifascista. Furono anni, in cui Pietro prendeva coscienza del suo essere minatore, cioè della condizione di sfruttamento della classe operaia, che la ferrea dittatura fascista assoggettava al suo volere. Il Nostro, “pizzicato” dalla polizia mussoliniana , veniva arrestato e condannato a due anni di confino a Cortale, in Calabria. Pietro scontata la pena, rientrava in Sardegna e riprendeva con maggiore vigore la sua attività politica, in chiave comunista e antifascista, ma la sua infaticabile opera di proselitismo non rientrava nella politica mussoliniana. Infatti Pietro veniva nuovamente arrestato e confinato a Ponza e poi successivamente a Maida.
In questi luoghi di detenzione e di pena, i comunisti trasformarono il confino, in una scuola politica permanente antifascista. Secondo tante testimonianze, furono momenti esaltanti e pieni di speranze democratiche.
Pietro Cocco rientrato in Sardegna si rifugiava a nella “ sua” miniera, a Carbonia. Furono anni di intensa e proficua attività politica e sindacale, che vedeva il Nostro impegnato in scioperi e manifestazione di piazza . Scrive Fabio Desogus (Pietro Cocco, il minatore antifascista di Iglesias diventato sindaco di Carbonia, Giampaolo Cirronis Editore) “(….) Pietro Cocco è, quindi un semplicissimo minatore come tanti, che ha però alle spalle l’esperienza di confinato e il contatto con personaggi importanti del movimento antifascista. Al suo ritorno in Sardegna ottiene subito svariati incarichi . Diviene segretario provinciale prima e segretario regionale poi della lega dei minatori. Più in in generale, dal 1948 in poi, Pietro si pone in luce come uno degli esponenti sindacali più attivi (……).
Nel 1949 Pietro Cocco veniva eletto consigliere regionale nella lista del PCI, ma dopo poco tempo si dimetteva volontariamente e rientrava nella “sua “ Carbonia. Stesso copione e stesso diniego per un prestigioso incarico nel PCI nazionale, che Pietro avrebbe dovuto assumere. Pietro Cocco un uomo di lotta e non di apparato politico e istituzionale. Il suo obbiettivo era la lotta politica tra i lavoratori e i suoi minatori del bacino del Sulcis-Iglesiente, per un presente e un futuro migliore e senza angherie padronali.
Il Nostro diventa Sindaco di Carbonia nel 1952. Egli veniva eletto nella lista del PCI. Questo incarico di primo cittadino veniva assunto fino al 1959 e poi successivamente dal 1968 al 1982, anno in cui veniva eletto presidente della Azienda Sanitaria Locale di Carbonia. Nel 1987 lasciava l’incarico e abbandonava definitivamente la politica attiva.
Scrive Armando Congiu (notiziario D.S. Regione, nr.7/8, luglio-agosto 2002)” (……) Scrivo con particolare attenzione perché sento che la figura di Pietro Cocco ha rilevante peso nella storia del movimento operaio e comunista sardo, con tratti singolari e pronunciati in quel particolare territorio ch’è il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, da lungo tempo conosciuto col nome di “Bacino minerario” (e forse merita che gli rimanga). Pietro cocco si situa come figura chiave di quel contesto che dal 1900 ad oggi, caratterizza gli avvenimenti più significativi dell’isola (….).
L’impegno politico di Pietro Cocco profuso come minatore, deportato dal fascismo, sindacalista e storico sindaco di Carbonia ha avuto un suo rilievo culturale attraverso un opera cinematografica curata dalla Cineteca Sarda Fondazione Umanitaria Sardegna e finanziata dalla Giunta provinciale.
Pietro Cocco è stato un uomo di esemplare e robusta tempra intellettuale e morale. Una guida, che i giovani (e non solo) devono ulteriormente conoscere, apprezzare e scoprire. Egli è stato un punto di riferimento altissimo, di scelte e valori essenziali in chiave democratica e antifascista. Una vera e propria stella polare.
Pietro Cocco, anche da pensionato della politica, manteneva saldi rapporti con i giovani, attraverso incontri e manifestazioni culturali, nelle quali dispensava consigli e suggerimenti dall’alto della sua saggezza e della sua lunga vita.
Egli moriva a Carbonia alla veneranda età di 94 anni.
 
 
 
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